GIÙ LA TESTA
MARLA #6.25
La dinamite è un esplosivo brevettato dal chimico e ingegnere svedese Alfred Nobel nel 1867 a Geesthacht, in Germania. L’etimologia del termine deriva dal greco antico “δύναμις”, dýnamis, “forza”.
[...] È una miscela destinata a causare un’esplosione, considerato più sicuro (poiché più stabile) degli altri esplosivi in uso all’epoca della sua scoperta. In particolare è un derivato della nitroglicerina che, miscelata con sostanze assorbenti neutre come la farina fossile e la silice o attive come la segatura e la cellulosa, dà origine a una miscela solida stabile a temperatura ambiente"
fonte: Wikipedia1% È GIÀ TANTO
Abbiamo parlato spesso degli straordinari squlibri di potere e ricchezza, di cui il nostro tempo è testimone.
A mettere i puntini sulle “i” e le cifre al posto giusto, ci pensa Oxfam, con il report A European agenda to tax the super-rich, pubblicato a inizio ottobre.
“L’Europa sta affrontando una profonda crisi di disuguaglianza: l’1% più ricco dell’UE possiede quasi un quarto della ricchezza totale, mentre metà della popolazione deve accontentarsi di appena il 3%. Decenni di tagli fiscali a favore dei più abbienti e delle grandi imprese hanno fatto sì che i super-ricchi paghino proporzionalmente meno tasse rispetto ai cittadini comuni, minando l’equità, la democrazia e la coesione sociale”, si legge nel rapporto.
A colpire particolarmente sono due punti riportati dal team di Oxfam:
Nei primi sei mesi del 2025, la ricchezza combinata dei miliardari dell’UE è cresciuta di 405 miliardi di euro, pari a metà della spesa annuale dei governi dell’UE per l’istruzione nel 2023.
Oltre l’80% delle entrate fiscali totali nei Paesi dell’UE proviene principalmente dai cittadini comuni, a fronte del 9% versato dalle imprese e appena dello 0,4% derivante dalle imposte sulla ricchezza.
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
Mentre un manipolo di super ricchi, americani ed europei, si riempie pancia e tasche grazie a politiche fiscali favorevoli, il valore della capitalizzazione di 5 delle maggiori società tecnologiche americane - Amazon, Apple, Meta, Alphabet (Google), Microsoft - si aggira intorno ai 15 mila miliardi di dollari.
Per farsi un’idea della mostruosità - e probabilmente illogicità - di queste cifre, basta pensare che il PIL aggregato di tutti i paesi dell’America Latina è di circa 4,5 miliardi di dollari, mentre quello di tutti i paesi del continente africano nel 2024 era ancora di poco inferiore ai 4 miliardi.
Insomma, secondo i valori di questo folle sistema economico in cui viviamo, Amazon vale più dell’Amazzonia.

SCAM 419
I numeri di Big Tech sono incredibili, nel vero senso della parola, da qualsiasi lato li si guardi.
Se il confronto con il PIL di interi continenti può sembrare improprio - e lo è, ma rende l’idea - quello con il valore di capitalizzazione di aziende di altri settori invece mette bene in evidenza l’assurdità di questa situazione.
Per fare un esempio, il valore di mercato di OpenAI (stimato, dato che non è quotata in borsa) è di 500 miliardi di dollari, quasi il doppio di Toyota, una delle aziende leader del settore automobilistico, e praticamente 5 volte tanto Lockheed Martin, la più grande società del settore della difesa a livello globale.
In pratica, OpenAI - che ha chiuso il bilancio 2024 con un passivo di circa 5 miliardi di dollari - vale quanto Johnson & Johnson, storica società di big pharma che nel 2024 ha registrato un utile netto di circa 14 miliardi di dollari.
Il raffronto tra la società italiana Leonardo, che vende armi in tutto il mondo (anche dove non dovrebbe) e una giovane start up europea come Mistral è ancora più spiazzante.
Il valore di Leonardo, di circa 30 miliardi di dollari, è appena poco più del doppio di quello stimato per Mistral (circa 14 miliardi), cosiddetto unicorno francese del settore AI, fondato appena due anni fa, nell’aprile del 2023.

Non siamo economisti esperti, certo, ma trovare una logica a queste cifre è davvero difficile.
Forse, come sospetta Andrea Daniele Signorelli su Guerre di Rete, non ci resta che aspettare che la bolla ci scoppi in faccia, per poi contare i sopravvissuti, con un po’ di nostalgia per le care vecchie truffe di una volta del principe nigeriano in cerca di qualcuno a cui lasciare l’eredità.
ARMY OF US
Con questi ultimi dati non vorremmo però creare allarmismo infondato.
Se avete investito i vostri sudati risparmi in morte, guerra e distruzione, non preoccupatevi, le cose vanno ancora alla grandissima!
Le spese militari italiane non solo aumentano, erodendo investimenti in sanità, educazione e politiche sociali, ma diventano anche meno trasparenti.
Lo afferma Francesco Vignarca su MIL€X – Osservatorio sulle Spese Militari Italiane, sottolineando come “anche il più recente DPP della Difesa conferma una tendenza inequivocabile: mentre la documentazione ufficiale diventa meno accessibile e comparabile, l’Italia consolida una politica di riarmo strutturale che impegnerà risorse pubbliche per decenni, senza un adeguato livello di controllo democratico e informazione ai cittadini”.
Infatti, spega Vignarca “Il nuovo Documento Programmatico Pluriennale (DPP) della Difesa 2025–2027 (appena trasmesso alle Camere, con forte ritardo rispetto alle prescrizioni di legge) segna un’ulteriore riduzione della trasparenza sull’andamento della spesa militare italiana.
A fronte dell’annuncio secondo cui l’Italia avrebbe raggiunto già nel 2025 la soglia del 2% del PIL in spesa militare — target NATO precedente a quello poi ulteriormente alzato nel corso del Summit di metà 2025 — il Documento spiega solo sommariamente come tale incremento sia stato calcolato, né quali voci in aggiunta (oltre a quelle dei ricalcoli usuale) siano state ricomprese nel conteggio.
Va sottolineato come nei DPP precedenti veniva indicato per il 2025 un livello di spesa militare prossimo all’1,5% per cui una differenza così sostanziale (mezzo punto percentuale sul Prodotto Interno Lordo) andrebbe sostanziata in maniera precisa e confermata.
Sono stati poi anche eliminati i dettagli rispetto alla trasmissione dei conteggi di spesa militare da parte della Difesa verso organizazioni internazionali e Istituti di ricerca come OSCE e SIPRI.
Anche sul fronte della rendicontazione dei programmi d’investimento si registra una significativa riduzione della trasparenza: dalle tabelle di dettaglio sono scomparsi i riferimenti ai costi pregressi, che finora consentivano di seguire l’evoluzione pluriennale dei singoli sistemi d’arma e di valutarne l’effettivo impatto finanziario. Il risultato è un quadro meno leggibile e meno controllabile, in un contesto di spesa in crescita costante.
SIMONE
Se ci seguite sui social e leggete quelle poche cose che pubblichiamo, saprete che a ottobre abbiamo lanciato un podcast, autoprodotto dal nostro Stefano Vergine, a cui teniamo molto (al podcast, non a Stefano).
Si intitola SIMONE e ripercorre in sei puntate, attraverso una puntuale attività di inchiesta, le circostanze in cui è avvenuta la morte di Simone Mattarelli.
È il 3 gennaio del 2021 quando, in pieno lockdown, il corpo di un ragazzo di 28 anni viene trovato all’interno di una fabbrica in provincia di Varese. Impiccato con la sua cintura.
Per il Tribunale di Busto Arsizio, Simone Mattarelli si è tolto la vita a causa dell’assunzione di cocaina, dopo tre ore di inseguimento con sei gazzelle dei carabinieri tra le province di Milano, Como, Varese e Monza.
Entrambe le inchieste giudiziarie aperte nel corso di questi anni si sono concluse con l’archiviazione, ma per i familiari del ragazzo le cose non sono andate così. “Io penso che qualcuno lo abbia ucciso”, dice Luca Mattarelli, padre della vittima.
La nostra speranza è che ascoltiate, apprezziate e diffondiate il podcast di Stefano, e che decidiate anche di contribuire alla campagna di crowdfundng per coprire le spese di questo lungho e complicato lavoro di inchiesta, completamente autoprodotto.
“MARLA è la newsletter dell’associazione info.nodes. Facciamo anche tante altre cose belle, vieni a scoprirle sul nostro sito ❤️




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